Sommario

1.  Amianto e Navi un Killer a bordo e in Officina

2.     Gli emigranti dell’Eternit di Niederurnen
 

AMIANTO E  NAVI

UN KILLER A BORDO E IN OFFICINA

di Luciano CARLEO

 

Navi e sommergibili pieni di amianto. Amianto friabile quello che si sgretola e le cui polvere si annida nei polmoni e provoca il tumore. 600 tonnellate di amianto che imbottiva navi e sommergibili, questi i quantitativi di amianto friabile smaltito sino ad oggi dall’Arsenale di Taranto. L’amianto un killer silenzioso che non ha risparmiato nessuno: militari, operai civili e operai delle ditte colpiti indistintamente da patologie che in molti casi sono state mortali.

Solo tra il personale civile dell’Arsenale di Taranto nel periodo 1990-2008 abbiamo registrato, secondo i dati in nostro possesso, 150 casi di malattie professionali legate all’amianto. Di queste 27 asbestosi, 28 tumori, 25 mesotelioma, 70 tra placche,ispessimenti, broncopatie

Gli Arsenali della Marina Militare come le navi e i sommergibili al centro di una tragedia nazionale dal nome Amianto che è lunga dal concludersi. Una tragedia che coinvolge almeno diecimila esposti all’amianto in Marina Militare tra operai civili e personale militare che per anni hanno respirato fibre di amianto in locali ristretti e contaminati dal pericoloso cancerogeno e per i quali si dovrebbe prevedere un necessario programma di prevenzione sanitaria e un sostegno personale e familiare.

I racconti degli esposti all’amianto che ne hanno subito le conseguenze con sofferenze personali e familiari sono significative delle condizioni di lavoro e dell’entità delle esposizioni.

Questa una delle tante testimonianze contenute nel documento, la testimonianza di un lavoratore che oggi a trent’anni di distanza da quella lavorazione si è ammalato ed è morto di mesotelioma:

“Appena entrato in Arsenale, con la qualifica di coibentatore, sono stato destinato all’officina Calderai. Li si facevano coibentazioni e scoibentazioni di amianto sia a bordo delle unità navali che a terra. A bordo delle navi l’amianto lo trovavamo dappertutto. Ricordo di quella volta che il capo operaio mi disse di entrare all’interno del fumaiolo della nave per tagliare le reti che tenevano le coibentazioni. All’interno era terribile,se non mi tiravano fuori per tempo sarei morto tanta era la polvere d’amianto che si sprigionò quando tagliai la rete. Il capo raccoglieva anche i pezzetti più piccoli di amianto che rimanevano dalle lavorazioni perché l’amianto era prezioso e non andava sprecato.”

Racconti che descrivono con un’analisi puntuale le condizioni lavorative e le esposizioni all’amianto dei lavoratori non solo coibentatori, ma anche motoristi, elettricisti, meccanici e di tutto il personale che con le più disparate mansioni operava a bordo o  a terra nelle officine dove l’amianto era presente e si lavorava, dove si depositava e si respirava.

RITENIAMO GIUSTO CHIEDERE PER TUTTI QUESTI LAVORATORI CIVILI E MILITARI ESPOSTI PER ANNI ALL’AMIANTO GIUSTIZIA E TUTELA ALLA SALUTE VOGLIAMO RISPOSTE CONCRETE PER CHI IN TUTTI QUESTI ANNI HA SOFFERTO E CONTINUA A SOFFRIRE, PER GLI AMMALATI, PER LE VITTIME E PER I FAMILIARI.

 
GLI EMIGRANTI DELLA ETERNIT SVIZZERA DI NIEDERURNEN
di Luciano CARLEO
 
Ho lavorato dal 1964 al 1983 come manovale presso la ditta ETERNIT di NIEDERURNEN in SVIZZERA. L’amianto arrivava in fabbrica con i treni merci e ogni vagone conteneva centinaia di sacchi che quando si scaricavano producevano molta polvere. Per poterlo lavorare si prendevano 10 – 15 sacchi di diverse qualità che venivano svuotati in una grande macchina, in questa operazione veniva fuori così tanta polvere che non ci si vedeva l’un l’altro. Ho fatto questo lavoro per molti anni respirando la polvere di amianto  vivendo all’interno della fabbrica in baracche prefabbricate in cemento amianto.”
Questa la lettera denuncia di un lavoratore emigrante italiano di Alessano, in provincia di Lecce,ammalato di asbestosi, che per anni ha lavorato in Svizzera nella fabbrica Eternit, una delle oltre venti testimonianze raccolte, già inviata al procuratore Guariniello che dal 2001 ha aperto un inchiesta per omicidio colposo in 22 casi di ex lavoratori della Eternit morti dopo il rientro in Italia per malattie legate all’amianto.                                                                                                                                    
Un’intera comunità di persone esposte all’amianto, famiglie e lavoratori emigrati in Svizzera, provenienti da tutta l’Italia, molti quelli dei comuni della Terra di Leuca, Corsano, Alessano, Tiggiano. Un flusso migratorio tra il leccese e la Svizzera che ha interessato migliaia di lavoratori che hanno prestato la loro opera nei decenni scorsi alla ETERNIT di NIEDERURNEN, capitale mondiale del cemento-amianto. L’esposizione al cancerogeno è stata professionale per manipolazione diretta ma anche ambientale coinvolgendo i lavoratori e le loro famiglie che abitavano nella fabbrica a pochi metri dai reparti di produzione. Fabbrica, case prefabbricate e baracche in cemento-amianto, dove lavorare e vivere giornalmente a diretto contatto con la polvere di amianto. Non solo chi lavorava ma anche donne e bambini esposti a dosi industriali di amianto, il pericoloso cancerogeno killer. Le dichiarazioni confermano che l’esposizione è stata massiccia accentuata dalla drammaticità che anche mogli e figli vivendo nella fabbrica abbiano potuto respirare per anni fibre di amianto. I dati nel periodo 1988-1997 dell’Istituto Superiore di Sanità riferiti al comune di Corsano parlano di tre casi di morte per mesotelioma pleurico ( il tumore polmonare dovuto all’amianto), almeno altrettanti quelli individuati da Contramianto e altri rischi onlus, casi emersi raccogliendo le informazioni tra i lavoratori rientrati in Italia in un sommerso di dati sulle persone ammalate per patologie asbesto-correlate per la cui causa molte già morte. L’analisi del fenomeno richiede un lungo studio statistico ed epidemiologico. Certamente si tratta di una vera emergenza sanitaria che coinvolge una intera comunità e rende necessario l’intervento delle istituzioni locali e sanitarie al fine di promuovere iniziative di tutela della salute e di informazione alla popolazione.  
Crediamo che sia necessario abbattere quel muro di omertà che avvolge l’intera vicenda Eternit Svizzera denunciando le morti e le malattie causate dall’amianto della fabbrica Eternit di Niederurnen come di quella di Payerne. E’ importante che i lavoratori, i figli, le vedove raccontino le loro storie e le loro sofferenze perchè solo attraverso la solidarietà e con la forza comune si possono avviare delle iniziative tese sia a definire le responsabilità che le legittime richieste di risarcimento del danno nei confronti di coloro che hanno tratto profitto dall’uso di amianto.              
 
L’ITALIA DIMENTICATA NON DIMENTICA LE MORTI E LE MALATTIE DI AMIANTO
 
DEGLI EMIGRANTI DELLA ETERNIT DI NIEDERURNEN E PAYERNE
 
 
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