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Ultima Sentenza: Sentenza Corte Costituzionale n. 328/2008

Sentenza Corte Costituzionale n.  323/2008

Giudizio GIUDIZIO DI LEGITTIMITA' COSTITUZIONALE IN VIA INCIDENTALE

Deposito del 01/08/2008 Pubblicazione in G. U. 06/08/2008

Norme impugnate: Art. 169 del decreto del Presidente della Repubblica 29/12/1973, n. 1092.

 

SENTENZA

nel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 169 del decreto del

Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092 (Approvazione del testo

unico delle norme sul trattamento di quiescenza dei dipendenti civili e militari

dello Stato), promosso con ordinanza del 5 aprile 2007 dalla Corte dei conti,

sezione giurisdizionale per la Regione Liguria, sul ricorso proposto da S. E.

nei confronti del Ministero della difesa, iscritta al n. 64 del registro

ordinanze 2008 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 13,

prima serie speciale, dell'anno 2008.

Udito nella camera di consiglio del 9 luglio 2008 il Giudice relatore Maria

Rita Saulle.

Ritenuto in fatto

1. – La Corte dei Conti, sezione giurisdizionale per la Regione Liguria, con

ordinanza del 5 aprile 2007, ha sollevato questione di legittimità

costituzionale dell'art. 169 del d.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1092 (Approvazione

del testo unico delle norme sul trattamento di quiescenza dei dipendenti civili

e militari dello Stato), «nella parte in cui fa decorrere il termine di

decadenza per l'inoltro della domanda di pensione privilegiata dalla data di

cessazione dal servizio, anziché dal momento della manifestazione della

malattia», per violazione dell'art. 3, primo comma, e dell'art. 38, secondo

comma, della Costituzione.

2. – Il giudice rimettente riferisce che il giudizio a quo ha ad oggetto il

ricorso della vedova del capitano di corvetta G. L., cessato dal servizio per

collocamento in ausiliaria in data 10 giugno 1992 e deceduto il 28 aprile 1999,

avverso il decreto 11 gennaio 2001, n. 1/M, con il quale il Ministero della

difesa – in applicazione dell'art. 169 del d.P.R. n. 1092 del 1973 – ha respinto

la domanda di pensione privilegiata di reversibilità, avanzata dalla ricorrente

il 10 settembre 1999.

L'ordinanza di rimessione precisa che il provvedimento di diniego impugnato

si fonda sul fatto che sono trascorsi più di cinque anni tra la presentazione

della suddetta domanda e la cessazione dal servizio del militare e ciò,

nonostante la Commissione medica, investita del caso, abbia accertato che

l'infermità (Mesotelioma pleurico) che ha causato la morte del dipendente,

diagnosticatagli nel maggio del 1998, sia dipesa dalla prolungata esposizione

all'amianto subita nel corso del servizio prestato alle dipendenze della Marina

militare dal 1951 fino al collocamento a riposo.

3. – Ricostruiti così i fatti di causa, il giudice a quo ritiene rilevante e

non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale

dell'art. 169 del d.P.R. n. 1092 del 1973, il quale stabilisce, al primo comma,

che «la domanda di trattamento privilegiato non è ammessa se il dipendente abbia

lasciato decorrere cinque anni dalla cessazione dal servizio senza chiedere

l'accertamento della dipendenza delle infermità o delle lesioni contratte» e, al

secondo comma, che detto «termine è elevato a dieci anni qualora l'invalidità

sia derivata da parkinsonismo».

3.1. – Ad avviso del rimettente, la ratio legis di tale disposizione si

fonda sulle «conoscenze mediche e scientifiche dell'epoca in cui entrò in vigore

il T.U. delle norme sul trattamento di quiescenza dei dipendenti civili e

militari dello Stato», approvato con d.P.R. n. 1092 del 1973, quando – fatta

eccezione per il morbo di Parkinson – non erano ancora note «patologie che

fossero del tutto prive di qualunque manifestazione sintomatica per un arco di

tempo superiore ai cinque anni».

Il successivo progresso scientifico in materia, osserva sempre il

rimettente, «ha messo in luce l'esistenza di altre patologie a decorso lento e

latente, il cui periodo di totale assenza di manifestazioni morbose va ben oltre

il quinquennio», così come accade, in particolare, per le patologie provocate

dall'esposizione all'amianto, «tutte caratterizzate da un lungo intervallo di

tempo fra l'inizio dell'esposizione e la comparsa della malattia».

3.2. – Alla luce di tali considerazioni, la Corte rimettente ritiene che

l'art. 169 del d.P.R. n. 1092 del 1973, facendo «decorrere il termine di

decadenza per l'inoltro della domanda di pensione privilegiata dalla data di

cessazione dal servizio, anziché dal momento della manifestazione della

malattia», determinerebbe una «ingiustificata disparità di trattamento tra

lavoratori dipendenti che hanno contratto malattie a normale decorso e

lavoratori dipendenti con patologia a lunga latenza», in violazione dell'art. 3

della Costituzione.

La lesione del principio di eguaglianza, afferma ancora il giudice a quo, si

manifesterebbe, altresì, «con riferimento al regime previsto per l'assicurazione

infortuni e malattie professionali dei lavoratori dell'industria, ove il termine

dell'azione per conseguire le prestazioni assicurative decorre “dal giorno

dell'infortunio o da quello della manifestazione della malattia professionale”»,

secondo quanto disposto dall'art. 112 del d.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124 (Testo

unico delle disposizioni per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni

sul lavoro e le malattie professionali).

3.3. – Sotto altro profilo, sempre ad avviso della Corte rimettente, la

disposizione censurata contrasterebbe anche con l'art. 38, secondo comma, della

Costituzione, che stabilisce il diritto dei lavoratori a che «siano preveduti ed

assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita» in caso di malattia.

Il giudice rimettente osserva, al riguardo, che «i termini decadenziali

hanno la funzione di sanzionare un comportamento omissivo o inerte facendo

venire meno il diritto di chi, pur avendone avuto la possibilità, non si è

attivato tempestivamente», cosicché far decorrere il termine di decadenza dalla

data di cessazione dal servizio, anziché da quella della manifestazione morbosa,

«in tutti i casi in cui il tempo di latenza della malattia abbia superato il

periodO decadenziale, equivale ad impedire in modo del tutto irragionevole

l'esercizio del diritto riconosciuto dall'ordinamento, come quello alla pensione

privilegiata».

3.4. – La Corte rimettente precisa, inoltre, che le odierne censure di

legittimità costituzionale muovono da presupposti differenti rispetto a quelli

posti a fondamento delle questioni aventi ad oggetto l'art. 169 del d.P.R. n.

1092 del 1973, già decise da questa Corte, nel senso della manifesta

inammissibilità, con le ordinanze n. 300 del 2001 e n. 246 del 2003. Nei

relativi atti di rimessione, infatti, premessa «l'esistenza di un parallelismo

tra il morbo di Parkinson e la sclerosi multipla», si chiedeva – pur sempre in

base al principio di uguaglianza – «l'estensione del termine decennale previsto

per il parkinsonismo anche all'altra infermità»; scelta che questa Corte ha

affermato essere riservata «alla discrezionalità del legislatore».

4. – Quanto alla rilevanza della questione, il rimettente evidenzia, in

primo luogo, che la Commissione medica ospedaliera interessata del caso ha

riconosciuto che la prolungata esposizione all'amianto cui è stato soggetto il

dante causa della ricorrente durante il servizio rappresenta la «causa unica nel

determinismo della patologia neoplastica che ha condotto a morte l'interessato,

per cui il decesso deve considerarsi avvenuto per causa di servizio»; in secondo

luogo, che il diniego dell'Amministrazione in ordine alla concessione della

pensione privilegiata è «motivato esclusivamente con riferimento al disposto di

cui all'art. 169 del d.P.R. n. 1092 del 1973».

Conseguentemente, conclude la Corte rimettente, dalla «soluzione della

sollevata questione di legittimità costituzionale dipende […] l'esito del

giudizio» a quo.

Considerato in diritto

1. – La Corte dei Conti, sezione giurisdizionale per la Regione Liguria,

dubita della legittimità costituzionale dell'art. 169 del d.P.R. 29 dicembre

1973, n. 1092 (Approvazione del testo unico delle norme sul trattamento di

quiescenza dei dipendenti civili e militari dello Stato), «nella parte in cui fa

decorrere il termine di decadenza per l'inoltro della domanda di pensione

privilegiata dalla data di cessazione dal servizio, anziché dal momento della

manifestazione della malattia», in riferimento agli artt. 3, primo comma, e 38,

secondo comma, della Costituzione.

1.1. – Ad avviso del giudice rimettente, infatti, la norma censurata,

stabilendo l'inammissibilità della domanda di trattamento privilegiato qualora

«il dipendente abbia lasciato decorrere cinque anni dalla cessazione del

servizio senza chiedere l'accertamento della dipendenza delle infermità o delle

lesioni contratte», determinerebbe una «ingiustificata disparità di trattamento

tra lavoratori dipendenti che hanno contratto malattie a normale decorso e

lavoratori dipendenti con patologia a lunga latenza» (in violazione dell'art. 3

Cost.), nonché una irragionevole compressione del diritto alla pensione

privilegiata (in contrasto con l'art. 38 Cost.), in tutte le ipotesi in cui

l'infermità, pur riconosciuta come dipendente da causa di servizio, si sia

manifestata successivamente al decorso di detto termine.

2. – La questione è fondata.

2.1. – Come ricordato dal giudice rimettente, questa Corte si è già occupata

della legittimità costituzionale dell'art. 169 del d.P.R. n. 1092 del 1973,

sotto un profilo diverso, e precisamente in relazione alla pretesa

irragionevolezza della norma per il fatto che il termine quinquennale dalla

cessazione del servizio per la richiesta della pensione privilegiata risulta

elevato a dieci anni nel solo caso del morbo di Parkinson, pur non potendosi

escludere l'esistenza di altre malattie – come la sclerosi multipla – che, al

pari di quello, risultano di difficile diagnosi e caratterizzate da esordi e

decorsi mutevoli.

Con le ordinanze n. 300 del 2001 e n. 246 del 2003, tale questione fu

dichiarata manifestamente inammissibile, sul rilievo che «la scelta di prorogare

i termini della domanda per l'una o per l'altra malattia, sulla base di sicuri

dati scientifici, appartiene indubbiamente alla discrezionalità del

legislatore». Tuttavia, questa Corte osservò, al contempo, che non era stata

invece censurata «la scelta del legislatore di far decorrere il termine per la

domanda di pensione privilegiata dalla data di cessazione del servizio

indipendentemente dalle modalità di manifestazione della malattia» (così

ordinanza n. 246 del 2003).

2.2. – L'odierno dubbio di costituzionalità muove proprio dalla

considerazione che l'art. 169 del d.P.R. n. 1092 del 1973, fissando il dies a

quo del termine quinquennale di decadenza al momento della cessazione dal

servizio, a prescindere dalle modalità concrete di manifestazione della

malattia, comprime del tutto ingiustificatamente il diritto alla pensione

privilegiata dei lavoratori per i quali l'insorgenza della manifestazione

morbosa, della quale sia accertata la dipendenza dal servizio, sia successiva al

decorso di detto termine.

Le attuali conoscenze mediche, infatti, hanno messo in luce l'esistenza di

malattie in cui, fra la causa della patologia e la relativa manifestazione,

intercorre un lungo e non preventivabile periodo di latenza in assenza di alcuna

specifica sintomatologia, come ad esempio in quelle provocate dall'esposizione

all'amianto.

Risulta, pertanto, evidente che quando l'infermità si manifesta

successivamente al decorso del termine quinquennale dalla cessazione del

servizio, la norma censurata esige irragionevolmente che la domanda di

accertamento della dipendenza della infermità dal servizio svolto sia inoltrata

entro un termine in cui ancora difetta il presupposto oggettivo (l'infermità)

della richiesta medesima. Ne consegue che, in tali casi, in palese violazione

sia dell'art. 38, secondo comma, sia dell'art. 3 Cost., l'esercizio del diritto

alla pensione privilegiata risulta pregiudicato ancor prima che venga ad

esistenza, determinando quella ingiustificata disparità di trattamento tra

lavoratori dipendenti che hanno contratto malattie a normale decorso e

lavoratori dipendenti con patologia a lunga latenza denunciata dal giudice

rimettente.

2.3. – Pertanto, con riferimento ai casi nei quali la malattia insorga

allorché siano già decorsi cinque anni dalla cessazione dal servizio – ferma

restando la disciplina attuale per le altre ipotesi –, occorre che la norma

impugnata sia dichiarata costituzionalmente illegittima nella parte in cui non

prevede che, in tale ipotesi, il termine quinquennale di decadenza per l'inoltro

della domanda di accertamento della dipendenza delle infermità o delle lesioni

contratte – ai fini dell'ammissibilità della domanda di trattamento privilegiato

– decorra dalla manifestazione della malattia stessa.

Giova rimarcare, al riguardo, che, per ottenere il riconoscimento del

diritto alla pensione privilegiata, l'infermità deve in ogni caso trarre

evidenti origini dal servizio, sulla base di una rigorosa verifica della

dipendenza dal medesimo.

per questi motivi

LA CORTE COSTITUZIONALE

dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 169 del d.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1092 (Approvazione del testo unico delle norme sul trattamento di quiescenza dei dipendenti civili e militari dello Stato), nella parte in cui non prevede che, allorché la malattia insorga dopo i cinque anni dalla cessazione dal servizio, il termine quinquennale di decadenza per l'inoltro della domanda di accertamento della dipendenza delle infermità o delle lesioni contratte, ai fini dell'ammissibilità della domanda di trattamento privilegiato, decorra dalla manifestazione della malattia stessa.

Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 30 luglio 2008.

 

 

 

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